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La dipendenza dalle luci

La  città dell’illusione

Le luci, il palco, la macchina da fumo e la scenografia sono tutti elementi altamente pericolosi, e non esiste alcun libretto delle istruzioni con su scritto:

ATTENZIONE (tutte le componenti del palcoscenico  creano dipendenza ).

Graman, il vostro Gorilla.

Il desiderio di ritrovarti illuminato dai riflettori, dove tutti ti vedono ma dove tu  non riesci a vedere nessuno, dove sai che sei il “centro” ma non sai per chi lo sei, perché la molteplicità degli individui ne elimina l’individualità, e poi luci e fumo contribuiscono ad annullare lo spettatore, evidenziando l’artista sul palco.  Il pubblico resta l’elemento fondamentale di un’esibizione pur restando in anonimato. Sul palcoscenico, l’artista ha contemporaneamente la possibilità di partecipare ad un grandissimo amplesso, fondendo anima e corpo con il pubblico, e di  concedersi  a se stesso in una grandissima masturbazione. Proprio così, perché sul palco le tue emozioni sono condivise con la platea ma forse è il luogo dove maggiormente si riesce a dialogare con sé stessi.

La ricerca delle luci da sempre mi ossessiona. Forse è narcisismo o ricerca di sicurezza, non conosco la ragione precisa, ma l’unica cosa che so è che il motivo principale per il quale ogni giorno penso a come poter emergere nel mondo della musica è la voglia di tornare su palco. Vivere di musica e poter guadagnare dal racconto delle mie emozioni, passioni e sensazioni, resta al centro dei miei interessi, ma ciò che infondo mi manda in estasi per davvero è potermi esibire. Così ho deciso di intraprendere una molteplicità di strade per raggiungere questi miei obbiettivi. Un aneddoto importante da raccontare è la mia avventura sanremese.  Due giorni prima della scadenza delle selezioni per Area Sanremo Tour, mia madre mi consiglia di provare anche questa strada, e così ho deciso di fare. Finale regionale, interregionale, e poi finalmente Sanremo, la città che rappresenta per me un vero e proprio pozzo naturale di appagamento narcisistico. Arrivato lì inizi davvero a credere che forse quelle luci “addosso” che cercavi non sono poi così distanti .

 

Sanremo senza troppi giri di parole può darti, nell’immediato, quella popolarità che ti consente di ottenere la tua dose di riflettori .

 

 “Nella città delle illusioni” nulla è lasciato al caso, dal premio Tenco alle jam in strada, un clima fantastico anche per chi vuole solo divertirsi. In 7 giorni il tuo ego cresce a dismisura, perché incontri personaggi che vedi solo in televisione, editori, produttori, insomma gli addetti ai lavori del mondo lavorativo che vorresti intraprendere. Sanremo è proprio come te la immagini, un concentrato di ricchezza, di abbondanza, di lusso smisurato, e poi un continuo “via vai” di personaggi del mondo dello spettacolo. I concorrenti che hanno raggiunto le semifinali si trovano quasi in una sorta di estasi, dovuta alla venerazione del proprio IO, ed iniziano a camminare tutti a testa alta. In quei sette giorni la piccola città ligure è popolata da 200 galli, o meglio a dire polli compreso il sottoscritto, convintissimi di salire sul grandissimo palco del  Festival di Sanremo. Grandissimo in senso strettamente figurato, perché l’Ariston, invece, è esattamente l’opposto di come lo immagini o lo vedi in televisione. Finite le selezioni, la stragrande maggioranza di artisti in gara torna a casa, sconvolta e ovviamente delusa. I sette giorni trascorsi a gonfiarsi come  palloncini ad elio e con il cervello impegnato a  fantasticare sull’imminente carriera e sulla farse ad effetto da postare sotto i selfie con i Vip di turno sono solo un ricordo. E anche io sono tornato tutto spettinato, dimagrito, e con il morale sotto terra. Ho sentito un treno in pieno petto distruggere ogni convinzione, l’ego è tornato al suo posto e forse è anche meglio così,  ogni fantasia è andata via, lontano, così lontano che mi sono chiesto: “ma perché continuare a inseguire un sogno che non avrà mai un lieto fine?”.

 

“Narcisismo patologico” e il rifiuto di sé stessi.

Poi ho capito. Chi entra in dipendenza dalle luci, ha gravi problemi di autovalutazione e autocritica. un giorno ci consideriamo senza rivali, più bravi dei migliori, più forti dei vincenti e, il giorno dopo, ci sentiamo individui vuoti, privi di talento e siamo così immersi dai dubbi che quasi non troviamo il senso di continuare.                                   

 La ricerca delle luci, è pericolosa, ci fa dimenticare il motivo per il quale abbiamo deciso di iniziare, ma allo stesso tempo è indispensabile perché sotto l’effetto dei riflettori o per la sola voglia di riprovare determinate sensazioni, si trova una forza interiore che non si è mai avuta prima.  

Il palcoscenico offre un’enorme dicotomia alla determinazione dell’artista, può trasmettergli energie positive o distaccarlo completamente dalla realtà. È necessario riuscire a trovare un equilibrio, che possa darmi quelle energie positive senza però farmi prendere dall’ansia.

Per quanto possa essere dipendente dallo “stare in scena” ho realizzato che anche a luci spente farei esattamente la stessa vita.  Ho una reale esigenza di comunicare attraverso la melodia e continuerò a farlo finché mi sarà possibile. Non dimentico la mia missione, riuscire a scalare “la collina della realizzazione personale”.

Secondo me i sognatori non sono a conoscenza del motivo che li spinge a rincorrere i propri sogni ma, ogni volta, nel farlo è come se si lanciassero da un aereo senza paracadute. Al momento del lancio non sanno dove o come atterreranno ma, pur di godersi il panorama, si lanciano lo stesso.

 

 

Prendo il volo e poi mi butto giù, e non fa niente se poi mi schianto al suolo, non fa niente perché nel frattempo volo”.

Da Nel frattempo volo, Graman.

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Commenti: 1
  • #1

    Lucio MilorD (domenica, 02 dicembre 2018 10:46)

    Non ti arrendere mai Bob..
    Hai l'obbligo di vivere a pieno le tue passioni al di là del risultato.. Ricordati che oggi sei quello di ieri, ma con un esperienza in più!�